Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale sono due fenomeni che esistono, sono tangibili e, se non impari a gestirli, rischiano di condizionare il tuo lavoro più di quanto meritino. Molte estetiste ne parlano come di un nemico da combattere, ma la realtà è diversa: se pensi di poterli sconfiggere, hai già perso. Sono dinamiche che non dipendono da te, non sono sotto il tuo controllo diretto, e il solo fatto di ingaggiarle in battaglia ti fa sprecare energie preziose che potresti investire nel costruire la tua eccellenza. Non si tratta di ignorarle, ma di conoscerle a fondo e imparare a metterle al posto giusto nella tua visione e nella tua strategia.
È un articolo più lungo del solito ma ti consiglio di leggerlo fino alla fine perchè potrebbe esserti utile
Cosa trovi in questo articolo
- Perché l’istinto ti frena e l’intuito ti fa crescere
- Abusivismo e concorrenza sleale: istinto, intuito e una scelta di campo
- Due fenomeni distinti, un’unica radice
- Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale: perché combatterli frontalmente non funziona
- Sopravvivenza o evoluzione: qual è la tua vera rotta?
- La scelta che ti definisce
- Domande frequenti (FAQ)
- Se punti sull’identità, sei unica
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Perché l’istinto ti frena e l’intuito ti fa crescere
Il mercato in cui viviamo è spinto in gran parte dall’istinto di sopravvivenza: correre dietro al prezzo più basso, copiare l’idea della collega, improvvisare soluzioni senza metodo. È un istinto che alimenta competizione sterile e omologazione, portando sempre più in basso chi vi resta intrappolato.
Ma accanto a questa dinamica c’è anche un’altra possibilità: quella dell’intuito e dell’evoluzione. È la scelta di chi decide di non farsi schiacciare dalle paure, ma di crescere, distinguersi e guidare con il proprio esempio.
In queste pagine vedremo insieme cosa sono davvero abusivismo e concorrenza sleale, quali rischi portano al settore e perché combatterli frontalmente non solo è inutile ma persino dannoso. Scoprirai anche come puoi trasformare questa sfida in un’occasione concreta per esprimere la tua identità e unicità, rafforzare la tua missione e attrarre le persone giuste per il tuo centro estetico.
Perché i clienti che vogliono pagare poco e avere poco esisteranno sempre, ma anche quelli che cercano qualità e professionalità esistono, ed è a loro che devi imparare a rivolgerti.
Abusivismo e concorrenza sleale: istinto, intuito e una scelta di campo
Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale sono due fenomeni reali che spaventano molte estetiste. Ma la verità è che, se pensi di combatterli, hai già perso: non sono nemici da sconfiggere, sono dinamiche da conoscere e gestire con lucidità.
Il mercato è guidato in gran parte dall’istinto di sopravvivenza: correre dietro al prezzo più basso, copiare l’idea della collega, improvvisare soluzioni senza metodo. È un istinto che alimenta competizione sterile e omologazione, portando sempre più in basso chi vi resta intrappolato.
Accanto a questa dinamica esiste però un’altra via: l’intuito e l’evoluzione, la scelta di chi decide di non farsi schiacciare dalle paure, ma di crescere, distinguersi e guidare con il proprio esempio.
Se combatti i mulini a vento del mercato, perdi energia. Se coltivi la tua unicità, crei valore.
Sconti aggressivi
Se vedi girare volantini con sconti aggressivi nel quartiere, l’istinto di sopravvivenza ti stringe lo stomaco e penserai: “Devo pareggiare i prezzi, subito”. Passerai probabilmente la sera a rifare listini, a cancellare trattamenti complessi perché “non reggono il mercato”, a limare minuti e prodotti. In tre mesi la cassa non migliora e l’umore precipita.
Oppure nello stesso contesto, avverti in prima battuta la stessa stretta ma la osservi e non modifichi i prezzi; osservi cosa chiede davvero la tua clientela, misuri i ritorni dei trattamenti cardine e, invece di tagliare, racconti perché quel trattamento richiede tempo, cura, sicurezza. Non combatti il volantino: lo rendi irrilevante per chi cerca qualità.
La copia su Instagram
Una collega apre un profilo con nome simile, palette simile, post quasi identici. L’istinto di sopravvivenza suggerisce lo sfogo pubblico: stories, tag, accuse. L’attenzione si sposta dal lavoro al “caso”, e per una settimana l’unico contenuto sono lamentele e risentimento.
Oppure vedi la copia, la osservi, non ti fai intaccare lo stato emotivo e magari pubblichi il dietro le quinte del tuo metodo, mostri i passaggi, spieghi in modo semplice come lo prepari e racconti i risultati senza promesse miracolose. Chi guarda percepisce una differenza che il copia-incolla non può replicare.
“In casa me lo fanno a metà prezzo”
La frase arriva in reception. Una versione della storia finisce con un “va bene, glielo faccio allo stesso prezzo”, poi con una corsa per recuperare margini in altri servizi, e con il fastidio che monta dentro.
Un’altra versione della storia finisce con un sorriso, una visita in cabina prima dell’appuntamento e due minuti per far vedere attrezzature, protocolli, tracciabilità dei prodotti, tempi di sanificazione. La cliente capisce o non capisce; rimane o non rimane. Ma chi governa la scena mantiene la propria rotta.
L’operatrice a domicilio “per amicizia”
In paese gira voce che “tanto viene a casa, risparmi e sei a posto”. L’istinto ti porta a inseguire il fantasma, a chiedere nomi, a fare post infuocati. Settimane bruciate.
Oppure prendi atto che abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale vivono nella sfera della preoccupazione: esistono, ma non li governi. Continui a fare bene il tuo lavoro cliente per cliente, esperienza per esperienza.
L’istinto reagisce, l’intuito orienta. L’istinto cerca sollievo, l’intuito costruisce direzione.
Due fenomeni distinti, un’unica radice
Con abusivismo intendiamo lo svolgimento di trattamenti senza abilitazione o in assenza dei requisiti minimi. La legge di riferimento è la Legge 1/1990, che disciplina l’attività di estetista in Italia. All’articolo 1 definisce chiaramente che l’estetica comprende trattamenti sulla persona con finalità esclusivamente estetiche, mentre l’articolo 3 stabilisce i percorsi per ottenere l’abilitazione: scuola riconosciuta, ore di pratica e esame finale abilitante.
In ogni sede deve esserci un responsabile tecnico abilitato, figura indispensabile e non sostituibile. L’attività deve essere dichiarata al Comune tramite SCIA, con locali conformi ai regolamenti sanitari e urbanistici. I controlli spettano ad ASL, Polizia Locale e Regioni, che possono comminare sanzioni amministrative, chiusure temporanee o definitive.
Esempi tipici di abusivismo:
- attività a domicilio “per amiche e conoscenti”, senza autorizzazioni;
- cabine improvvisate in garage o salotti di casa, senza requisiti igienici;
- utilizzo di apparecchiature estetiche senza formazione né certificazione.
Con concorrenza sleale entriamo invece nel Codice Civile, articolo 2598 c.c., che punisce chi:
- crea confusione con nomi, marchi o segni distintivi altrui;
- denigra i concorrenti diffondendo notizie false o tendenziose;
- usa forme di pubblicità ingannevole;
- si appropria di contenuti digitali o pratiche commerciali altrui (parassitismo digitale).
Esempi tipici di concorrenza sleale:
- aprire un centro con un nome simile a uno già noto in zona, per intercettarne i clienti;
- scrivere recensioni false per screditare una collega;
- lanciare campagne con “-70% su tutto” senza chiarire limiti e condizioni;
- copiare foto, testi e offerte dai social o dal sito di un’altra professionista
Fenomeni diversi, stesso denominatore: l’assenza di identità e sicurezza professionale.
L’abusivismo nasce quando si cerca la scorciatoia di lavorare senza requisiti; la concorrenza sleale nasce quando si pensa che l’unico modo per emergere sia colpire l’altra.
Un’estetista professionista che conosce il proprio valore non cerca scorciatoie: alza lo standard.
Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale: perché combatterli frontalmente non funziona
Molte estetiste cadono nella trappola di voler “fare giustizia da sole”. È comprensibile: quando vedi l’abusiva che lavora in casa o la collega che svende i trattamenti a prezzi ridicoli, la prima reazione è di rabbia. Ma la verità è che combatterli frontalmente non porta risultati, anzi: ti fa consumare energie e sposta il focus da ciò che davvero conta.
- La polizia del mercato non la fai tu
I controlli spettano agli enti preposti: ASL, Polizia Locale, Guardia di Finanza. Non è compito tuo. Eppure tante professioniste passano ore a segnalare, a scrivere post sui social, a rincorrere nomi e situazioni. Alla fine cosa resta? Frustrazione, tempo perso e clienti che percepiscono solo nervosismo. - Il dumping è sabbie mobili
Quando entri nella logica dello sconto per rispondere a chi svende, hai già perso. È un terreno che non ha fondo: c’è sempre chi può abbassare ancora di più. L’effetto è una spirale al ribasso che svuota i margini e indebolisce il settore intero. - La reputazione si costruisce con esempi positivi
Le gogne social, i post infuocati, le stories “contro chi non rispetta le regole” non solo non risolvono nulla, ma spesso danneggiano chi li pubblica. Una cliente che guarda dall’esterno non percepisce giustizia: percepisce nervosismo, rancore, mancanza di professionalità.
Più ti concentri sul problema, più gli dai potere. Più mostri il tuo valore, più attrai chi cerca qualità.
Sopravvivenza o evoluzione: qual è la tua vera rotta?
L’istinto di sopravvivenza è la reazione più immediata. Ti fa credere che l’unico modo per non perdere terreno sia inseguire, abbassare, copiare. Funziona nell’immediato, ma nel medio-lungo periodo svuota margini, motivazione e credibilità. È una spirale verso il basso che logora.
L’intuito di evoluzione, invece, ti spinge a guardare oltre: a non reagire per paura, ma a creare per scelta. È la capacità di trasformare ogni difficoltà in occasione per differenziarti. Richiede fatica, coerenza e disciplina, ma apre la spirale verso l’alto.
Esempi concreti
Una collega lancia un trattamento a -60%.
- Istinto: rispondi con un -65%.
- Intuito: invece di tagliare, mostri il valore reale: spieghi il perché del prezzo, fai vedere gli step di igienizzazione, racconti il protocollo dietro le quinte.
Vedi un reel virale.
- Istinto: copi al volo il reel sperando nello stesso effetto.
- Intuito: prendi spunto, ma lo trasformi in contenuto originale che mostra il tuo metodo, la tua storia, il tuo stile di relazione con le clienti.
Una cliente ti dice: “Da un’altra parte costa meno”.
- Istinto: pensi che sia persa. Ti irrigidisci, abbassi i prezzi o ti arrabbi.
- Intuito: la prendi come occasione educativa: con calma mostri cosa c’è dietro il tuo prezzo e le lasci la libertà di scegliere.
Calendario con pochi appuntamenti.
- Istinto: fai promo last minute.
- Intuito: analizzi i dati, guardi quali trattamenti portano ritorni, costruisci un pacchetto di valore che ha senso per te e per le clienti giuste.
L’istinto cerca sollievo immediato, l’intuito costruisce direzione. L’istinto copia, l’intuito crea.
La scelta che ti definisce
Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale continueranno a esistere. Non spariranno domani, né tra un anno. Il punto non è se ci saranno o meno: il punto è dove decidi di mettere le tue energie.
Se resti nel Cerchio della Preoccupazione, ti logori: osservi, commenti, reagisci. Ogni giorno diventa una rincorsa.
Se ti sposti nel Cerchio di Influenza e di Controllo, invece, cambi prospettiva: investi sulle tue competenze, rafforzi la tua identità, mostri il tuo valore con chiarezza e attrai chi cerca proprio quello che sai dare.
Non puoi scegliere che il mercato sia perfetto, ma puoi scegliere come tu vuoi stare nel mercato.
Un’estetista professionista che lavora con consapevolezza e metodo non si lascia definire dalle scorciatoie altrui: si lascia definire dalla propria eccellenza. È la differenza tra chi si limita a sopravvivere e chi sceglie di evolvere.
Ed è proprio qui che entra in gioco la tua missione: capire chi sei, cosa ti rende unica, e come vuoi impattare sulla vita delle persone che entrano nel tuo centro. Perché è questa scelta che ti definisce davvero.
FAQ - Domande frequenti su Abusivismo e concorrenza sleale
Cos’è l’abusivismo estetico?
È l’attività svolta senza abilitazione, senza responsabile tecnico o in locali non conformi. Tipico esempio: trattamenti eseguiti in casa o a domicilio senza i requisiti previsti dalla Legge 1/1990 e dai regolamenti sanitari.
Cos’è la concorrenza sleale tra estetiste?
Sono comportamenti scorretti tra imprese regolari, regolati dall’art. 2598 del Codice Civile: pubblicità ingannevole, confusione di marchi, denigrazione, copiatura sistematica di contenuti e offerte.
Perché non ha senso combatterli frontalmente?
Perché sono fenomeni fuori dal tuo controllo diretto. Combatterli ti fa perdere energie preziose che potresti investire per crescere, comunicare valore e attrarre le clienti giuste.
Come può difendersi davvero un’estetista professionista?
Con la qualità resa visibile: procedure igieniche impeccabili, competenze aggiornate, comunicazione empatica e posizionamento chiaro. Un’estetista eccellente non si definisce per prezzo, ma per identità e unicità.
Se punti sull’identità, sei unica.
Il mercato dell’estetica sarà sempre diviso: da una parte ci saranno clienti che inseguono solo lo sconto, dall’altra clienti che cercano qualità, sicurezza e professionalità. Non puoi inseguire entrambe le strade: devi scegliere chi vuoi servire e costruire per loro un’esperienza coerente e di valore.
Se punti sul prezzo, sei sostituibile. Se punti sull’identità, sei unica.
Abusivismo e concorrenza sleale nell’estetica professionale continueranno a esistere, ma non devono definire la tua carriera. La vera differenza la fa la tua capacità di riconoscere chi sei, cosa ti rende unica e come trasformi questa identità in un’esperienza memorabile per le persone che entrano nel tuo centro.
Questo è lo spirito del percorso Destinazione Eccellenza 07: un viaggio pensato per aiutare le estetiste a scoprire la propria identità, coltivare l’unicità e trasformarla in eccellenza riconoscibile.
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Vito
L’Eccellenza è uno stato dell’Essere.
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