Credere nel proprio centro estetico: quanto credi davvero nel progetto che hai costruito?

Credere nel proprio centro estetico significa riconoscersi nel progetto costruito e nelle scelte che lo compongono, dai prodotti e percorsi fino all’identità e al metodo di lavoro.

Estetista al centro tra un centro estetico disordinato e uno coerente, simbolo delle credenze sul proprio progetto professionale.

Può capitare di lavorare ogni giorno nel proprio centro estetico e, allo stesso tempo, non riconoscersi completamente in alcune delle scelte che lo compongono. Una linea cosmetica scelta anni prima, una tecnologia acquistata perché rappresentava un’occasione, un percorso costruito più per necessità che per convinzione, oppure un nome, un’immagine o un modello di centro che non rappresentano più pienamente la professionista che sei diventata.

La domanda, quindi, non è soltanto quanto credi nel valore dell’estetica professionale, ma quanto credi realmente in ciò che hai costruito e stai proponendo attraverso il tuo centro estetico.

Nel primo articolo dedicato al Sistema di Credenze dell’estetista abbiamo visto come le credenze influenzino il modo in cui interpretiamo ciò che accade e, di conseguenza, le nostre decisioni e i nostri comportamenti. In questo terzo approfondimento ci concentriamo sulle credenze legate al proprio progetto professionale.

Cosa significa credere nel proprio progetto professionale

Credere nel proprio progetto non significa considerare giusta ogni scelta fatta in passato. Significa sapere perché hai scelto ciò che proponi e avere motivazioni professionali, identitarie e concrete per sostenerlo.

Il progetto comprende tutto ciò attraverso cui la tua identità professionale prende forma: il nome del centro, l’immagine, il posizionamento, l’ambiente, il metodo di lavoro, i trattamenti, le tecnologie, le linee cosmetiche, i percorsi, la consulenza e il modello di centro che vuoi costruire.

È quindi possibile credere profondamente nell’estetica professionale e avere dubbi sulle scelte specifiche fatte nella propria attività. Puoi credere nella cosmetica professionale ma non essere convinta della linea che utilizzi; puoi riconoscere il valore delle tecnologie e avere dubbi su quella che hai acquistato; puoi ritenere validi i percorsi personalizzati e non credere realmente nel percorso che hai creato.

In questi casi la domanda utile non è: “Come faccio a convincermi di più?”, ma “Perché non credo completamente in questa scelta?”

Il progetto nasce dall’identità professionale

Quando l’identità professionale è chiara, diventa più semplice scegliere cosa appartiene al progetto e cosa invece non è coerente con la direzione che si vuole costruire.

Quando manca questa chiarezza, il centro può crescere per accumulo. Una tecnologia viene acquistata perché è un’occasione, un trattamento viene inserito perché lo propongono tutti, una linea cosmetica viene scelta per condizioni commerciali favorevoli, un’immagine viene costruita seguendo ciò che sembra funzionare per altri.

Ogni elemento può essere valido preso singolarmente, ma l’insieme può risultare poco coerente.

È così che può nascere una distanza tra la professionista e il centro che ha costruito: non perché il progetto sia necessariamente sbagliato, ma perché alcune decisioni non sono più collegate con sufficiente chiarezza a ciò che vuole rappresentare.

Per questo l’identità non è un concetto astratto. È il criterio attraverso cui scegliere cosa inserire nel progetto, cosa mantenere e cosa, nel tempo, può essere utile modificare.

Credere nel settore e credere nelle proprie scelte sono due cose diverse

È importante distinguere le credenze sul progetto da quelle sul settore.

Dire “le tecnologie estetiche possono creare valore” significa esprimere una convinzione sul settore. Dire “non credo nella tecnologia che ho acquistato per il mio centro” significa invece mettere in discussione una scelta specifica del proprio progetto.

Lo stesso vale per la cosmetica professionale o per i percorsi estetici. Puoi riconoscerne il valore generale e, contemporaneamente, non essere convinta della linea cosmetica o del percorso che stai proponendo.

Nel precedente articolo dedicato alle credenze sul settore dell’estetica professionale abbiamo approfondito proprio ciò che una professionista crede del valore della manualità, dei trattamenti, della cosmetica, delle tecnologie e delle competenze. Qui il punto di osservazione cambia: riguarda le scelte con cui hai deciso di portare questi strumenti all’interno del tuo centro.

Quanto credi in ciò che proponi alle clienti?

Le credenze sul progetto diventano particolarmente evidenti nel momento della proposta.

Se non sei convinta di una tecnologia, di una linea cosmetica o di un percorso, questa incertezza può riflettersi nel modo in cui li presenti. Puoi spiegare troppo, giustificare il prezzo, evitare la proposta oppure abbandonarla rapidamente davanti alle prime obiezioni.

Anche in questo caso il punto non è obbligarti a comunicare con maggiore sicurezza. Prima è necessario verificare la qualità della scelta.

Una tecnologia può essere valida ma poco coerente con il tuo metodo di lavoro. Una linea cosmetica può essere stata scelta soprattutto per convenienza commerciale e non essere mai stata realmente integrata nella consulenza. Un percorso può essere stato costruito mettendo insieme i trattamenti disponibili invece di partire dal bisogno della cliente e dal risultato che si vuole ottenere.

In questi casi la convinzione non può essere costruita attraverso una frase motivazionale. Deve poggiare su ragioni concrete: conoscenza, esperienza, risultati, coerenza con il metodo e chiarezza della proposta.

Quando alcune scelte non ti rappresentano più

Il progetto non riguarda soltanto ciò che vendi. Comprende anche ciò che il centro comunica.

Un nome scelto molti anni prima può non rappresentare più l’identità attuale della professionista. Lo stesso può accadere con l’immagine, l’ambiente, il posizionamento, la proposta o persino con il modello di centro che si vuole costruire.

Questo non significa che ogni fase di cambiamento debba portare a una rivoluzione del progetto. Significa però che le scelte possono essere rilette periodicamente.

Una decisione coerente dieci anni fa può non esserlo più oggi.

Mettere in discussione una scelta non è quindi necessariamente un segnale di insicurezza. Può essere il risultato di una maggiore consapevolezza professionale.

Credere nel proprio progetto non significa difendere tutto ciò che è stato costruito. Significa chiedersi se esistono ancora ragioni sufficienti per continuare a sostenerlo.

Le credenze sul progetto influenzano decisioni e comportamenti

Se pensi che un percorso non sia sufficientemente valido, ogni obiezione della cliente può diventare una conferma di quel dubbio. Potresti presentarlo con minore convinzione, proporlo meno frequentemente o intervenire subito sul prezzo. I risultati ottenuti possono quindi rafforzare ulteriormente la convinzione iniziale.

È una possibile applicazione del meccanismo già visto nel Sistema di Credenze:

credenza → interpretazione → emozione → comportamento → risultato → conferma della credenza.

Questo non significa che la credenza sia l’unica causa del risultato. Un percorso può avere realmente dei limiti, un prezzo può essere poco coerente, la proposta può essere debole o il mercato può reagire diversamente da quanto previsto.

Lavorare sulle credenze serve proprio a distinguere ciò che stiamo interpretando da ciò che possiamo verificare concretamente.

Progetto e mercato non sono la stessa cosa

Anche le credenze sul progetto devono essere distinte da quelle sul mercato.

“Non credo abbastanza nella validità di questo percorso” riguarda il progetto.

“Le clienti della mia zona non spenderebbero mai questa cifra” riguarda invece ciò che credi del mercato.

Allo stesso modo, “la posizione del mio centro non mi convince” riguarda una scelta del progetto, mentre “in questa zona non c’è abbastanza domanda” riguarda il contesto esterno.

Clienti, collaboratrici, concorrenti, domanda, prezzi, comportamenti di acquisto e cambiamenti economici appartengono quindi a un’altra area del Sistema di Credenze, che approfondiamo nell’articolo sulle credenze del mercato

FAQ sulle credenze nel proprio progetto professionale

Puoi osservare le principali scelte che compongono il tuo centro e chiederti perché sono presenti. Se riesci a collegarle con chiarezza alla tua identità, al tuo metodo e al valore che vuoi creare per le clienti, esistono basi concrete per sostenerle. Se alcune risposte sono poco chiare, quelle scelte meritano di essere approfondite.

Sì. La professionista e il progetto evolvono. Una scelta coerente in una fase precedente può non rappresentare più ciò che vuoi costruire oggi.

Non necessariamente. Prima è utile comprendere da dove nasce il dubbio. Potrebbe mancare conoscenza, esperienza o integrazione nel metodo, oppure potresti riconoscere una reale incoerenza con il progetto.

Nel primo caso stai mettendo in discussione una scelta interna al tuo centro. Nel secondo stai formulando una convinzione su clienti, domanda, concorrenza, prezzi o territorio.

Costruire un progetto nel quale esistano ragioni concrete per credere

Credere nel proprio centro estetico significa riconoscersi nelle scelte attraverso cui hai deciso di trasformare la tua identità professionale in un progetto concreto.

Questo non richiede di difendere ogni decisione presa in passato. Al contrario, alcune scelte possono essere modificate proprio perché oggi possiedi maggiore consapevolezza, esperienza e chiarezza.

Un progetto professionale può evolvere insieme alla persona che lo guida.

Il punto è continuare a verificare se ciò che proponi, comunichi e costruisci rappresenta ancora ciò che vuoi essere professionalmente.

Il Sistema di Credenze è uno dei pilastri del percorso per diventare un’Estetista Eccellente perché permette di osservare separatamente ciò che credi di te stessa, del settore, del progetto e del mercato.

Credere nel proprio progetto non significa convincersi che tutto ciò che hai scelto sia giusto. Significa continuare a costruire un centro nel quale esistano ragioni concrete per credere.

Al prossimo articolo!

Vito Torgani

“L’Eccellenza è uno stato dell’Essere”

Vito Torgani
Vito Torgani

Sono un ricercatore e formatore nel settore dell'estetica professionale, fondatore di Estetista Eccellente e co-fondatore della scuola di Estetica Lykeions. Attraverso il metodo Destinazione Eccellenza 07™ guido le estetiste professioniste a riscoprire la propria identità per essere libere dalle pressioni e dai condizionamenti del mercato e contribuire all'Evoluzione dell'Estetica Professionale.

Articoli: 92

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